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L’eredità di Berlinguer

Tratto da Liberazione Umana di Achille Occhetto

Credo che sia di un certo interesse cogliere gli elementi fondamentali del pensiero politico di Berlinguer raccolti dalla generazione che si era formata sotto la sua direzione. Tenendo presente che in una visione non oleografica della storia il lascito del passato si configura nel doppio movimento della continuità e del superamento.
L’eredità lasciataci da quell’indimenticabile dirigente politico va pertanto, inquadrata in una fase di declino del Pci che coincide con il declino della prima repubblica, e rappresenta l’annuncio della crisi storica della politica, del suo decadimento e della sua corruzione.
La generazione che gli era stata accanto negli ultimi anni e nel momento della sua scomparsa senti’ dolorosamente il suo tormento dinnanzi all’irrompere dei primi segnali di una devastante questione morale, accompagnata dall’esigenza di far fare ai partiti un passo in dietro rispetto ai problemi di gestione.
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“QUANDO C’ERA BERLINGUER”

tratto da Liberazione Umana di Achille Ochetto

di Alessandra Severini, Gabriele Niola
Quale fu il suo rapporto con Berlinguer?

«Gli volevo molto bene, sentivo nei suoi confronti una specie di empatia. Fu un rapporto molto intenso, anche perchè fu lui a portarmi nella segreteria del partito, con una scelta anche contrastata da una parte del partito, quella che era la corrente migliorista. Insieme fissammo la data del comizio di Padova che gli sarà fatale e quando gli proposi di recarsi il giorno dopo a Comiso in Sicilia, lui mi disse con un lieve sorriso ironico: “Va bene, se sarò ancora vivo ci andrò”».